Ma quello di domani è un match che forse vale anche di più. Per l'Italia e per Nick Mallett, il coach sudafricano che inizia questo torneo con l'ombra di Jacques Brunel sul capo e che sa che, un Sei Nazioni fallimentare, gli costerebbe il posto in vista dei Mondiali.
Ma l'Italia che si presenta a Roma per sfidare l'Irlanda è una squadra unita, che nelle parole dei giocatori conferma la fiducia massima nell'allenatore e la volontà di proseguire questa strada fino in Nuova Zelanda.
Per l'Irlanda Mallett non rivoluziona la squadra, presentando la miglior prima linea possibile, con Perugini, Ghiraldini e Castrogiovanni. Causa i molti infortuni la terza linea vede in campo Sole, Zanni e Parisse, mentre la mediana è inedita e presenta Edoardo Gori e Kris Burton.
"L'intesa tra me e Burton è buona, abbiamo giocato moltissimo insieme a Prato mentre quest'anno a Treviso abbiamo fatto reparto solo in una partita: ci conosciamo bene, abbiamo grande intesa - ha le parole di Edo Gori - ed in settimana abbiamo lavorato bene insieme. Kris è un giocatore dalla tecnica incredibile, comunica molto, giocare sapendo di avere lui all'apertura è semplice e da sicurezza".
Anche l'Irlanda si presenta con diverse defezioni e che punta, dunque, su una linea giovane. Una squadra che arriva all'appuntamento con il Sei Nazioni senza i favori dei pronostici, ma che ha ancora la struttura della formazione che due anni fa si impose con il Grande Slam.
Da tenere d'occhio l'ala McFadden e l'estremo Fitzgerald, potrebbero essere le armi segrete di Declan Kidney o i punti deboli su cui fare leva per provare a portare a casa l'incontro.







