Lontani i tempi del dilettantismo per forza, degli stipendi travestiti da borse di studio, dal rugby giocato per la sola passione del rugby, come se ci potesse nutrire di palla ovale, lividi e fango, anche in Italia è tempo di professionismo.
Non ancora esasperato come nel calcio, ma comunque i giocatori di rugby, almeno i migliori, anche lungo la penisola, vivono, e bene del loro sport invece che sopravviverne.
Un esempio lampante di questa trasformazione, ormai completata da tempo, è il gettone di presenza dato a chi veste la maglia azzurra. Cifre ufficiali non ce ne sono, ma un caps per coloro che si accomodano in campo o in panchina, vale un assegno fisso superiore ai quattromila euro e inferiori al doppio.
La federazione, anche con l'ingresso nel RBS 6 Nazioni, ha acquisito visibilità, sponsor e passaggi televisivi. Logico quindi che possa permettersi di aprire i cordoni di una borsa che prima conteneva solo qualche ragnatela.
In particolare esisterebbe, oltre al gettone di presenza, una tabella di premi partita, valutati a seconda del valore dell'avversario, e dalla posizione del ranking. Battere la Svizzera, paese dalla tradizione ovale quasi quasi nulla, vale una bella cena, mentre superare le Fiji, significa aggiudicarsi una vacanza.
Esistono bonus molto alti, ad esempio per un successo in una gara del RBS 6 nazioni, e alcuni altissimi. Si mormora che sconfiggere gli All Blacks valga una casa nuova per tutti i giocatori. La Federazione si indebiterebbe. Ma forse anche qualcuno di noi sarebbe pronto a mettere mano al portafoglio.