L'antipasto l'ha offerto l'Australia, passeggiando sulla raccogliticcia e improvvisata formazione dei French Barbarians. 42-12 il punteggio finale a favore dei Wallabies, trascinati dai 17 di Cameron Shepherd. Ma è da sabato 5 che si comincia a fare davvero sul serio.
Via con Francia-Australia (a Marsiglia), Argentina-Sudafrica (a Buenos Aires) e soprattutto Galles-Nuova Zelanda (a Cardiff). E poi sotto con un mese di rugby intenso, con l'Italia chiamata ad ospitare il 12 novembre Tonga, il 19 l'Argentina e il 26 le Fiji.
A cosa servono i test match? In uno sport carico di simbolismo come il rugby, servono senza dubbio a fare costume e a rinfocolare vecchie rivalità.
E poi c'e' il tour degli All Blacks, la Nuova Zelanda: ospitarli è un colpo da Paperon de' Paperoni.
E poi c'è il dato tecnico che si tratta di confrontare i propri miglioramenti, di effettuare un'ultimo mese di lavoro collettivo prima di staccare e darsi appuntamento alla prossima stagione.
Inoltre vincere o perdere significa scalare posizioni, in una direzione o nell'altra, nel ranking mondiale stilato dall'Irb, l'International rugby board. Dove primeggiano le tre meraviglie australi (Nuova Zelanda, Sudafrica e Australia), che infatti vengono sfidate dalle consorelle europee.
In cerca di conferme, Galles e Nuova Zelanda innanzitutto. Si sfideranno a Cardiff il 5 novembre, la prima ha vinto il Sei Nazioni la seconda il Tri Nations. Il Galles vuole chiudere in bellezza un 2005 superbo, e soprattutto costruire un altro piolo nella scala che lo porterà - sogno inconfessabile ma neanche troppo segreto - a giocarsi il titolo nel Mondiale 2007.
Il piano di lavoro del resto è quello. La Nuova Zelanda arriva con tante assenze. Fuori gioco Witcombe, McAlister e Kaino. Assenze pesanti, specie quelle di McAlister e Witcombe, ma la qualità resta comunque tanta.
Il Sudafrica vuole rialzare la testa dopo la sconfitta nel Tri Nations, la Francia vuole lasciarsi alle spalle una stagione piuttosto interlocutoria ma dovrà fare a meno di Traille, l'Irlanda punterà come al solito su Gordon D'Arcy, Ronan O' Gara e Brian O' Driscoll.
E poi l'Italia. Ci sono da confermare le buone sensazioni offerte a giugno, quando il XV azzurro battè l'Argentina in casa sua,e fu capace di siglare tre mete ai Wallabies in casa loro.
Ripartire da zero, essenzialmente due nomi, due grandi decadute. Australia e Inghilterra (la Scozia fa caso a parte, ché sta diventando ormai una scuola sempre più marginale). I Wallabies, che rimangono comunque sempre una potenza, ad agosto hanno vissuto uno dei Tri Nations peggiori della loro storia. Una vera e propria squadra-materasso, tre soli punti nel propio carniere contro i 15 della Nuova Zelanda e i 13 del Sudafrica.
Discorso ancora più complicato per l'Inghilterra. La squadra campione del mondo nel 2003 non c'è più: via Jason Leonard, Lawrence Dallaglio, Martin Johnson e Jason Robinson, con Jonny Wilkinson a mezzo servizio. Il 2005 ha evidenziato problemi cronici nel gioco inglese, a cominciare da un'apertura (Hodgson) non competitiva. I punti fermi da cui ripartire: Barkley e le ali Lewsey e Cueto.
E per l'illustre malato è stata decisa una terapia d'urto: il 12 contro l'Australia, il 19 contro la Nuova Zelanda, il 26 contro Samoa,ma sara dura per i leoni brittanici attesi da conferme, in vista del RBS 6 Nazioni 2006.