
"Ti serve una squadra che sia pericolosa in ogni ruolo e al momento bisogna onestamente dire che siamo un po' sbilanciati - le parole del coach francese -. Abbiamo degli avanti che sono in gradi di competere con le migliori mischie al mondo, ma dietro di loro ci sono ancora ampi margini di miglioramenti per imporci o per avere dei trequarti in grado di giocare al massimo livello". Parole chiare, semplici, come il concetto di fondo: con la mischia si può competere, ma non vincere.
"Ecco perché dovremo provare a riequilibrare la squadra, far crescere la convinzione nei propri mezzi, creare la libertà mentale nei trequarti in modo tale che possano giocare al meglio" continua Brunel, facendo intendere che a fianco di un lavoro tecnico e tattico serve anche un lavoro psicologico.
Poi il discorso passa al sistema Italia. "La mia prima impressione non è cambiata, conosco il gruppo italiano da anni ormai. Ho potuto studiarli e vedere i loro sviluppi e ho visto da vicino come si sono comportati ai Mondiali - dice Brunel -.
"Questi primi due mesi non mi sono serviti a scoprire i giocatori, perché già li conoscevo. Ho, invece, scoperto il rugby italiano, studiando l'intera struttura, le potenzialità dell'alto livello - dall'Accademia alle franchigie celtiche -. E' una struttura a diversi livelli che dovrebbe portare al livello più alto. E' coerente, è nuovo e dovrebbe lavorare bene. Ma l'Accademia e le franchigie sono nate solo da circa due anni (qualcosa in più per l'Accademia in verità, ndr.), hanno bisogno di tempo per dare i primi frutti. Ma quello che è decisivo è che vi sia un contatto regolare tra tutti e lavorare tutti assieme".