Oggi, la candidatura italiana ad ospitare la Rugby World Cup del 2015 o del 2019 è stata presentata ufficialmente ai membri del Consiglio dell'International Rugby Board.
La delegazione italiana dopo una lunga mattinata che ha visto succedersi sul palco le varie Federazioni in corsa per ospitare le edizioni della rassegna iridata che faranno seguito a quella del 2011 in Nuova Zelanda.
Il Presidente Dondi, nel corso del proprio intervento, ha sottolineato l’appoggio incondizionato del CONI alla candidatura italiana e l’enorme crescita registrata nell’ultimo decennio dal movimento, crescita che ha permesso alla FIR di raggiungere oggi gli ottantamila tesserati:
“Il movimento internazionale,” dice Dondi. “Deve aprirsi a nuovi orizzonti. Non si può pensare che la Coppa del Mondo resti di proprietà dei Paesi 'fondatori'. Se davvero si vuole ottenere anche il riconoscimento olimpico, occorre espandersi e l’Irb, quindi, non può restare indifferente di fronte a una proposta come la nostra.” Crimi sottolinea gli aspetti economico-politici dell’iniziativa.
“La settimana scorsa, il Parlamento, con tempi che vanno apprezzati, ha votato all’unanimità la proposta di legge che garantisce la necessaria copertura finanziaria per le candidature, stamattina la legge stessa, la numero 47 del 2009, è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale. Anche da questo punto di vista, le nostre credenziali sono più che giuste.
“Siamo presenti in oltre duemila scuole, raggiungiamo ogni anno oltre duecentomila nuovi possibili praticanti e, contemporaneamente alla nostra base, stiamo sviluppando con efficacia l’alto livello. Oggi, in Italia, operano quattro accademie.
“Diventeranno in breve tempo otto, un aspetto fondamentale per la nostra crescita internazionale. E l’ingresso nella Celtic League, dal 2010/2011, ci consentirà di imprimere una svolta professionistica, con inevitabili ricadute positive sulla competitività della Nazionale: da questo aspetto, soprattutto in vista di un Mondiale nel nostro Paese, non possiamo prescindere.”