
"In più in campo devo dire che non abbiamo avuto sempre tanta fortuna, alla fine di ogni gara ci siamo sempre ritrovati a rimpiangere qualche punto, altrimenti sono convinto che avremmo anche potuto lottare per altri obiettivi”. Ha detto Rubio
Ma la cosa più bella è che la squadra è sempre stata unita e compatta per arrivare all’obiettivo. Diciamo che nonostante la società stesse per fare delle scelte giuste, noi volevamo dimostrare che non lo erano sul campo, ovvero che valevamo il Super 10.
Una stagione, questa, che ha visto i singoli elementi della squadra crescere e migliorare. Del resto questo era il progetto sui giovani della Capitolina.
"Siamo cresciuti tantissimo, come squadra e come singoli, ed abbiamo dimostrato il nostro valore. Nelle difficoltà abbiamo capito che in campo non si va in 15, che non contano i singoli, ma il gruppo formato da 25 ragazzi sempre pronti a fare il massimo per la squadra. Tutti giocavamo lo stesso rugby, senza differenze eclatanti se manca uno o l’altro, e tutti volevamo vincere allo stesso modo”. Ha continuato il coach della Capitolina
“E questa è stata una bellissima dimostrazione anche al rugby italiano, che si può fare il Super 10 senza esagerare con gli stranieri. A Padova, nella nostra partita più importante, c’erano 11 italiani su 15 in campo.
"E ad un certo momento, quando ho sostituito Myring e Manawatu, tutta la nostra trequarti era di matrice italica. Questa è una cosa importantissima che ha caratterizzato il lavoro di questa stagione e pur sforzandomi non trovo negli anni tante squadre che hanno fatto lo stesso. Il nostro obiettivo era crescere e far migliorare i giovani e credo che l’abbiamo fatto alla grande”.