Solidissimo, esperto, specializzato nel lato destro della prima linea, Carlos Nieto - italiano per parte di madre - ha assaggiato la scena internazionale nel 2002, con Brad Johnstone allenatore: metà tempo al Flaminio, contro l'Inghilterra, e poi più nulla.
Per il pilone approdato nel 2000 al Gran Parma (quattro stagioni) e successivamente passato al Viadana (due stagioni), l'esperienza internazionale sembrava essersi esaurita in quello scampolo di Sei Nazioni.
Da allora Carlos, nato Buenos Aires, ha rappresentato costantemente una delle prime scelte per la maglia azzurra numero tre, collezionando un totale di ventisette presenze e, lasciata Viadana per Gloucester, ha saputo conquistarsi l'affetto dei tifosi del Kingsholm ed il rispetto di tutte le prime linee d'Oltremanica.
Non male per un atleta che, con quei venti minuti al Flaminio, nel 2002, sembrava aver iniziato e concluso la propria avventura internazionale: "Mi ero tolto alcune soddisfazioni con la Nazionale "A", come la vittoria in Scozia quando ancora si disputava il 6 Nazioni anche per le seconde squadre. Però sì, non pensavo che avrei avute altre opportunità. Anche perché, quando c'è stato l'avvicendamento tra Kirwan e Berbizier, io ormai ero prossimo ai trentuno anni. Non proprio un giovane emergente".
Generoso in campo e fuori, amatissimo dai compagni, ha sorpreso tutti lunedì sera, all'arrivo all'aeroporto di Buenos Aires: ad attenderlo insieme a tutto il gruppo azzurro, all'Aeroparque della capital federal, la madre con una scorta pressoché infinita di empanadas – i celebri involtini di pasta farciti con carne e uova – per la squadra al completo.
Una scorta di energia per affrontare i Pumas: "Le empanadas sono un piatto tipico del nord dell'Argentina, da dove veniva mio padre. Abbiamo due negozi a Buenos Aires e già tre anni fa avevo chiesto a mia madre di portarle all'aeroporto. Poi abbiamo vinto a Cordoba… Diciamo che, oltre che per riempire lo stomaco dopo il viaggio da Città del Capo, questa volta le empanadas avevano anche una loro ragione scaramantica".
Scaramanzia che non fa mai male quando si affronta la terza squadra al mondo: "Si fa un gran parlare della mischia argentina, di quanto siano forti i loro avanti. Verissimo, ma io credo che, ai Mondiali, il grande salto di qualità dei Pumas sia venuto dalla linea arretrata. Trequarti come Corleto, Hernandez, Tiesi hanno dato più equilibrio alla squadra. Certo, la mischia dei Pumas continua ad essere particolarmente temibile, ma sabato non ho dubbi che l'Argentina muoverà la palla. Del resto, Hernandez è una delle migliori aperture in circolazione oggi…".
Dopo il Sudafrica campione del mondo, quindi, un'altra partita dura per gli Azzurri: "Dura, ma non impossibile. Li abbiamo già battuti, possiamo farlo ancora. Tra la squadra di tre anni fa e questa vedo molte analogie: un allenatore nuovo, anche se Nick ha già alle spalle un Sei Nazioni, e alcuni ragazzi appena entrati nel giro che vogliono dimostrare quanto valgono. Lo spirito è quello del 2005, ed è quello spirito che ci fece fare una grande partita. Vedrete, sarà lo stesso sabato".